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San Salvi, al via l’esperimento di partecipazione popolare

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Il mezzo giuridico c’è, ed è la legge regionale sul percorso partecipativo per quanto riguarda la gestione e sistemazione di un bene di interesse collettivo. E dal momento che lo strumento esiste, il Coordinamento per San Salvi lo ha immediatamente utilizzato, ha raccolto le firme necessarie e oggi ha presentato la proposta di partecipazione “San Salvi per tutti” all’Autorità per la partecipazione regionale. Che dovrà vagliarlo, controllare le firme poste a corredo (oltre 2mila) e poi dare il via libera al percorso. Seguiranno, dal momento del sì istituzionale, sei mesi in cui nel “contenitore” (che dovrà seguire specifici step di incontro, discussione, con l’apporto aperto a tutte le forze del territorio, dai cittadini, ai gruppi, alle associazioni ai coordinamenti) dovranno essere messi i prrgetti, le richieste, le idee, le istanze della collettività. Dopo di che, la Regione dovrà fornire un progetto o proposta che dir si voglia che tenga conto delle istanze espresse dalla comunità attraverso l’espletamento del percorso.

Se il primo passo è stato fatto oggi, (primo passo per quanto riguarda l’iter procedurale, dal momento che la raccolta di firme è stata conclusa con successo proprio oggi), non c’è alcun dubbio che se l’esperimento riuscisse sarebbe davvero una grossa rivoluzione. Infatti, la comunità diventerebbe protagonista per quanto riguarda la decisione del “che fare” dell’area e artefice per aver dato l’input di “sblocco” ad una situazione che vede la questione paralizzata da trent’anni. Oltre ad abbattere n “muro” invisibile che preclude l’area di San Salvi a una vera e propria fruizione da parte della collettività circostante.

In realtà, il Parco non è del tutto abbandonato. Lasciando perdere le facili ironie cui indulge chi ha occhi solo per il degrado inevitabile quando beni di così ampia (32 ettari) estensione vengono lasciati a se stessi, nell’area ci sono vari soggetti e presenze che hanno carattere, oltre che istituzionale (svariati padiglioni dell’Asl ancora in funzione, ad esempio) anche sperimentale e sociale. Ci sono cooperative di ragazzi che danno vita ad esperimenti di economia sociale innovativi, oltre al famoso teatro di Chille della Balanza (che tuttavia ha deciso per ora di tenersi in disparte dal progetto), oltre ad altre iniziative che potrebbero avere valenza di formazione e spessore di start up. Non solo, c’è, come ben si sa, il padiglione per gli studenti universitari. Insieme a zone che non sono agibili tranquillamente neppure nel primo pomeriggio.

Una realtà complessa dunque, che i cittadini dell’area limitrofa (il territorio di San Salvi si trova nel Quartiere 2), hanno deciso di “riconquistare” alla decisione della gente. Cosa significa? In buona sostanza, il risultato del percorso partecipativo intrapreso a livello istituzionale dal Coordinamento, come spiega Marta Torcini, non è già sfociato in un progetto preciso. “Ciò non significa che ognuno non abbia proprie idee – spiega – ma semplicemente che saranno i cittadini, tutti insieme, nel corso dei sei mesi che scatteranno dall’accettazione da parte dell’Autorità regionale della nostra proposta di percorso, a dare indicazioni precise su come utilizzare l’area”.

Resta chiaro che ognuno le proprie idee le ha, compresi i gruppi di cui è composto il Coordinamento, ma, come spiega Jacopo Ghelli, coordinatore e portavoce, “l’area è talmente grande e le strutture sono così numerose che rimane difficile pensare che non possano entrare molte, moltissime idee nella decisione e nelle indicazioni che daranno i cittadini”.

In ogni caso, alcune indicazioni di massima potrebbero già essere elencate, come l’idea di produrre laboratori di formazione, esperimenti di coworking, un humus insomma di tipo economico-formativo di cui potrebbero avvantaggiarsi varie realtà fiorentine. Non solo: inserito in un’utilizzazione del tipo descritto, ci sta benissimo anche il potenziamento per quanto riguarda l’accoglienza e la creazione di spazi di iterazione fra studenti stranieri e studenti italiani. Tutte proposte valide ma, come sottolineano i partecipanti presenti, “per ora non sono che idee, che devono essere confrontate e messe in discussione”. Insomma, come si augurano i cittadini, il percorso intrapreso potrebbe fare di San Salvi un modello per dimostrare la possibilità, per i cittadini, di partecipare alle decisioni di gestione del territorio già dal primo nascere. E nel caso specifico, anche la possibilità che la partecipazione popolare possa interrompere trent’anni di “paralisi” che ha portato un’area di così intensa suggestione e bellezza a una sottoutilizzazione costante e forzata da parte della comunità che la circonda.

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